Universi Emergenti: l'Orchestra Blanc incontra la compositrice Marianna Acito
- Riccardo Pes

- 2 giorni fa
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A cura di Giulia Freschi

Il concorso “Universi convergenti”, rivolto a giovani compositori emergenti, nasce con l’obiettivo di valorizzare anche la regione del Friuli Venezia Giulia e il patrimonio dei suoi siti UNESCO. Esiste secondo te un legame tra musica, territorio e identità culturale friulana?
Credo che esista un legame molto profondo tra musica, territorio e identità culturale, soprattutto quando si parla di repertori popolari. Canti come le villotte o le villanelle nascono all’interno di una comunità e ne riflettono il modo di vivere, di condividere e di esprimere le emozioni.
Questa musica porta con sé una memoria collettiva fatta di gesti semplici, di oralità e di partecipazione, ed è proprio questa dimensione che rende il patrimonio musicale locale uno strumento prezioso per raccontare l’identità di un territorio come il Friuli Venezia Giulia.
Passiamo ora alla tua composizione. Come è nato questo brano? Puoi raccontarci qualcosa riguardo al suo processo compositivo?
La "Villanella" nasce dal desiderio di esplorare e riportare alla luce un frammento della tradizione popolare che mi ha colpita per la sua immediatezza melodica e per la sua delicatezza espressiva. È un canto semplice, ma dotato di una forte capacità evocativa.
Nel processo compositivo ho cercato di documentare la vitalità di questa melodia, rispettandone il carattere originario e, allo stesso tempo, aprendo uno spazio personale di rielaborazione. Il lavoro è partito dall’ascolto del materiale e si è sviluppato attraverso una scrittura contrappuntistica che potesse dialogare con la dimensione comunitaria del canto.
La “Villanella” è ispirata a una villotta friulana. Ascoltandola sembra di seguire la storia della protagonista. Come ti è venuto in mente di ispirarti a una villotta e di tradurla nell’inusuale organico dell’orchestra d’archi?
L’idea di partire da una villotta è nata in modo molto istintivo. Mi ha colpita subito la semplicità della melodia e il suo carattere danzante, che trovo estremamente sincero. È un materiale che dice molto con poco, e proprio per questo mi sembrava adatto a essere rielaborato.
Ho scelto l’orchestra d’archi perché mi permetteva di lavorare sul movimento interno delle voci e di far emergere la melodia senza appesantirla, mantenendo un senso di leggerezza e di trasparenza.
Qual è il significato del tema principale di questa composizione? C’è una storia particolare dietro ad esso?
Il tema principale non racconta una storia in senso narrativo, ma rappresenta piuttosto un gesto musicale ricorrente. Il suo andamento circolare, quasi ipnotico, richiama quel senso di nostalgia luminosa che appartiene a molti canti popolari.
È una melodia che sembra muoversi nello spazio, osservata e trasformata di volta in volta, mantenendo però una riconoscibilità che fa da filo conduttore all’intero brano.
Per quanto riguarda l’inserimento della parte cantata, lo trovo molto originale. Come è nata questa idea e ti sei ispirata a un precedente compositivo in particolare?
L’idea di inserire la voce nasce in modo quasi naturale, anche perché io stessa sono una cantante e spesso faccio fatica a rinunciare alla dimensione vocale, anche quando non è esplicitamente richiesta. La voce è per me uno strumento espressivo imprescindibile, e tende a emergere spontaneamente nel mio processo compositivo.
In realtà non è la prima volta che accade: nel mio primo quartetto d’archi ho inserito un mezzosoprano nel quinto movimento, e nel brano "Pandemia" i musicisti del quartetto d’archi sono chiamati anche a cantare. Mi affascina molto il dialogo che si instaura tra i due timbri, quello vocale e quello strumentale, e il modo in cui possono fondersi o entrare in contrasto.
In questo caso, trattandosi di un brano originariamente cantato, mi sembrava quasi d’obbligo far emergere il testo almeno una volta, come richiamo diretto alla sua fonte. E lo ammetto: mi piace anche l’“effetto wow” che questo tipo di scelta può creare nel pubblico, quando la voce affiora in modo inatteso all’interno dell’orchestra.
Nella parte centrale c’è un repentino cambio di tonalità che conferisce alla composizione toni molto drammatici. Se dovessi descriverla con un’immagine, come la rappresenteresti?
Lo immaginerei come un improvviso cambio di prospettiva: come se la stessa melodia venisse osservata sotto una luce diversa. È un momento in cui l’atmosfera si fa più intensa e densa, pur restando legata al materiale di partenza.
Questo passaggio serve a mettere in risalto, per contrasto, la leggerezza e la trasparenza che caratterizzano il resto del brano.




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